Benvenuti a Marwen

Hello world,

Ho rischiato di far balzare anche questo film poiché lunedì sera la casa è stata presa d’assalto dai vairus e ha messo al tappeto Fede. Io sono miracolosamente sopravvissuto. Tachipirina a tutto spiano e in un paio di giorni si è ripresa. Quindi ci andiamo di mercoledì, ultimo giorno utile per andare a vedere Benvenuti a Marwen poiché l’UCI di riferimento ha ben deciso di tenerlo solo per una settimana 🙄

Il film si basa su una storia vera, quella di Mark Hogancamp, un americano passato alle cronache per essere stato picchiato in un bar da un gruppo di ragazzi mentre era ubriaco. La violenza subita è stata così tanta da cancellargli tutti i ricordi di una vita. Da allora si crea una passione tutta sua: riproduce un villaggio in miniatura ambientato nel Belgio della Seconda Guerra Mondiale, Marwen, e lo usa come set per delle storie assurde, violenti e passionali con protagonisti una collezione di bambole. Il tutto viene immortalato da Mark con delle splendide fotografie perfettamente curate che riescono a restituire un realismo incredibile.

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Non mi dilungo oltre sulla trama perché la bellezza del film sta proprio nella storia, che viene magistralmente dipanata tra le scene di allucinazioni deliranti in cui le sue bambole prendono vita e quelle che sono le difficoltà che deve affrontare quotidianamente dopo l’incidente.

Uno straordinario Steve Carell interpreta bene il personaggio, tra il tenero,il bizzarro e a volte inquietante. Dimostra di sapersi allontanare dalla sua zona tranquilla della comicità frivola tornando un po’ su quella che era stata la sua interpretazione in Little Miss Sunshine.

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È una pellicola che suscita sicuramente molte emozioni nel corso della sua durata: ironia e affetto verso il protagonista che naturalmente si lascia amare sempre più man mano che lo si conosce e rabbia per la crudeltà del tutto gratuita che ha dovuto subire e il prezzo che poi ha dovuto pagare.

Sapere che c’è gente pronta a scatenare tanta violenza solo trovandosi davanti alla diversità (Mark ha il vezzo di collezionare scarpe da donna) è stato alquanto preoccupante. E il terrore che lui prova dopo l’incidente mi ha ricordato il mio periodo adolescenziale. Anch’io, come lui, mi sentivo insicuro e mi colpevolizzavo del mio fisico e del mio carattere, d’un tratto usciti fuori da ogni controllo. Uscivo di casa e tante volte mi sentivo gli occhi della gente addosso, sempre giudicanti. Insomma vivevo in uno stato di costante inadeguatezza. Per fortuna non sono e non sarò l’unico ad aver vissuto gli anni dall’adolescenza così, ma quel periodo ormai è alle spalle per me e oggi non è che un ricordo.

Quanto al film, vi consiglio di andare a vederlo se il vostro cinema, a differenza del mio, ha deciso di tenerlo per un’altra settimana o comunque di recuperarlo presto perché ne vale la pena.

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L’unica pecca forse è l’aver raccontato un po’ troppo frettolosamente alcuni dettagli della vita del protagonista: solo dopo, leggendo la biografia di Hogancamp, ho capito alcuni passaggi del film che non erano del tutto chiari. La potete trovare qui, se siete interessati:

La storia vera di “Benvenuti a Marwen”

Nei prossimi giorni dovrei riuscire a tenere per un po’ il sedere lontano dalle poltroncine della sala e più tranquille tra le mura di casa. Chissà che riesca a riaccendere la Play magari.

Vi saluto e vi ringrazio per i primi feedback positivi che sto ricevendo, mi state dando tanta forza ed entusiasmo.

Come sempre fatemi sapere se avete visto Benvenuti a Marwen e come vi è sembrato o se, incuriositi, avete voglia di vederlo.

Io vi auguro buona serata e

Stay tuned!

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