Hello World,
oggi voglio parlarvi di Community, serie comedy demenziale che abbiamo finalmente terminato io e Fede dopo averla trascinata per mesi e mesi sul divano. Una di quelle serie che ti lasciano con sentimenti contrastanti, un po’ come quando finisci un piatto che doveva essere buonissimo ma che alla fine ti ha deluso a metà.
Prima di tutto, ammettiamolo: prima di Community non sapevo nemmeno che esistessero i community college. Pensavo fosse un’invenzione americana come tante altre, invece scopro che sono scuole vere frequentate da gente di tutte le età. E questo setting particolare diventa la perfetta scusa per creare situazioni surreali e demenziali che, quando funzionano, funzionano davvero bene.

Community è una serie che può essere paragonata a una montagna russa, qualitativamente parlando. Ci sono puntate eccelse, quelle che ti fanno dire “ecco perché questa serie ha un seguito così fedele”, alternate a puntate noiose e “tappa buchi” che sembrano scritte tanto per riempire la stagione. È frustrante, credetemi.
Da un lato hai personaggi iniziali ben caratterizzati e convincenti. Abed su tutti: il ragazzo ossessionato da cinema e TV che diventa praticamente l’anima della serie. I suoi continui riferimenti alla cultura pop anni ’80 e ’90 sono una goduria per chi ha vissuto quegli anni . Dall’altro lato però hai i continui tagli di cast nelle ultime stagioni che hanno fatto concludere la serie in modo non adeguato. Personaggi che spariscono senza spiegazioni, altri che arrivano dal nulla… insomma, un casino.

Arriviamo al dunque: Community è una serie da consigliare? Ni. Come ha detto Fede al termine dell’ultima puntata, probabilmente è apprezzabile solo dal pubblico già abituato al genere. Se non siete fan delle comedy più sperimentali e meta-narrative, lasciate perdere. Davvero.
È una serie che comunque vi lascerà nel cuore alcuni dei suoi personaggi (Abed su tutti, lo ripeto), ma dall’altro vi lascerà quel retrogusto amarognolo di qualcosa che poteva e doveva essere di più, molto di più. Come quando vai al cinema per un film che ti aspetti spettacolare e esci dalla sala pensando “meh, carino ma…”.

Sicuramente resta consigliata ai grandi appassionati di cinema e TV anni ’80 perché metà dei dialoghi del già citato Abed saranno riferimenti a quel mondo lì. Se siete di quelli che quando sentono una citazione di Ritorno al Futuro vi emozionate, allora forse Community fa per voi.
Ma siate preparati: non è un’esperienza lineare. È come mangiare una torta dove alcuni strati sono buonissimi e altri li buttereste via. Il problema è che non potete scegliere di mangiare solo quelli buoni.

Ora si attende solo il film preannunciato e fortemente voluto dagli autori che dovrebbe essere già in cantiere, a quanto pare. Non mi aspetto che possa essere il film della redenzione, ma quantomeno spero dia il giusto addio anche ai vecchi personaggi che hanno abbandonato troppo sbrigativamente le scene di quest’opera agrodolce.
Francamente, dopo sei stagioni di alti e bassi, non ho grandissime aspettative. Ma la curiosità c’è, quella sì. Magari riusciranno a dare un senso compiuto a tutta la storia, chissà.

Community è una di quelle serie che vi divideranno. O la amate perdutamente per i suoi momenti di genio, oppure la odiate per tutte le occasioni sprecate. Io sono da qualche parte nel mezzo: contento di averla vista, ma con la sensazione che avrebbe potuto essere molto di più.
Se decidete di guardarla, fatelo con le aspettative giuste. Non aspettatevi un The Office. Aspettatevi qualcosa di diverso, di sperimentale, di imperfetto. E forse, proprio per questo, di umano.
Stay tuned!