PlayStation VR

Hello world,

è da un bel po’ che non scrivo qui sul blog e in generale sono stato abbastanza assente su un po’ tutti i social. Il periodo che tutti noi abbiamo appena passato ognuno di noi lo ha vissuto e lo ricorderà in modo diverso, io senz’altro non lo dimenticherò mai e probabilmente sarà la storia da raccontare un giorno a degli ipotetici nipoti.

Ma non sono qui per parlare di questo bensì, come campeggia nel titolo, della PlayStation VR.

Dopo avervi parlato del volante Logitech, vi presento dunque il secondo accessorio  che affianca la mia instancabile PlayStation 4. Premetto che l’acquisto, fatto ormai più di un anno fa, è stato da me deciso per curiosità e per saziare l’omino affamato di novità tecnologiche che vive in me.

La realtà virtuale era una di quelle novità che ancora non avevo avuto modo di provare se non con la ormai “preistorica” Google Cardboard VR abbinata allo smartphone.

https://en.wikipedia.org/wiki/Google_Cardboard

Negli ultimi anni la VR ha trovato terreno fertile per proliferare ed evolversi nel campo dei videogiochi con diversi modelli lanciati ormai sul mercato e diversi produttori in competizione tra loro. Tra questi vi è anche Sony con la sua PlayStation che da subito ci ha visto del potenziale e ha deciso di investirci su e di crederci fortemente già nel lontano 2014. Dopo 6 anni il progetto si direbbe decisamente riuscito poiché la VR di Sony è, a detta di molti, la migliore in circolazione per prezzo, comodità nell’utilizzo, compromessi tecnologici adottati e per la qualità dei giochi e delle applicazioni dedicate.

Personalmente non posso che concordare con quanto detto sopra seppur la PlayStation VR resta per me l’unica provata finora in campo di visori di realtà virtuale.

La fattura dell’hardware è senz’altro ottimo, decisamente solido e futuristico nell’aspetto. Indossandolo non si hanno troppi fastidi anche con sessioni di gioco lunghe un paio d’ore, il peso è ben bilanciato e non vi sono punti della testa in cui esercita una pressione esagerata. Ciò non toglie che l’oggetto in sé non può definirsi leggero. Sulla parte frontale presenta dei LED che si colorano esattamente come si colora la parte posteriore del DualShock 4 e che permettono alla PlayStation Camera (venduta quasi sempre in bundle con il VR) di riconoscere e rilevare tutti i movimenti che il visore, e quindi la vostra testa, fa. Sulla parte posteriore invece vi è una rotella che permette di adattare la circonferenza dell’archetto a quella della vostra testa in modo da farla calzare perfettamente.

Da quando l’ho preso ho cercato di testarlo il più possibile con diversi tipi di contenuti: video immersivi di YouTube e le varie piattaforme video proposte da PlayStation, diverse demo presenti sullo Store e una serie di giochi completi. Di tutto ciò, molte cose possono essere classificate al massimo come tech demo e nulla di più, ma altre sono dei piccoli grandi capolavori. Su tutti cito tre ottimi esempi, quelli che più mi hanno colpito finora: VR worlds, Batman Arkham VR e Astrobot Roscue Mission.

Quest’ultimo lo sto tuttora giocando e, per quanto lo stile artistico sia molto bambinesco, il gameplay è tra i più intelligenti mai visti in campo VR. Essendo strutturato come un classico platform dove ogni singolo livello ha un’ambientazione tutta sua, il gameplay riesce a variare continuamente sfruttando tutto ciò che VR, Camera e DualShock 4 hanno da offrire. In definitiva è sicuramente il gioco giusto con cui testare la realtà virtuale di casa Sony.

Ma passiamo ora ai difetti legati al PlayStation VR. Dal punto di vista costruttivo la critica maggiore penso che debba essere obbligatoriamente fatta alla presenza di quei cavi necessari per alimentare il visore e connetterlo alla console. Una scelta che nel lontano 2014 risultava praticamente obbligata dati i limiti tecnologici dell’epoca ma che oggi si fa fatica a digerire. Ecco perché spero vivamente che la prossima generazione del VR PlayStation sia totalmente wireless. Altra scelta discutibile è la necessità di dover collegare le Cuffie Gold obbligatoriamente via cavo quando utilizzate in combinazione con la VR. E questo aumenta ulteriormente la quantità di cavi che ti circondano, rendendo i movimenti più concitati faticosi e frustranti da eseguire.

Altro neo legato all’hardware è lo schermo virtuale in cui si viene immersi: quest’ultimo è solo un full-HD e, spesso, questo limite sarà ben visibile. La distanza estremamente ravvicinata rende infatti i pixel perfettamente riconoscibili tanto nei giochi quanto nei contenuti video.

Ultima piccola critica, stavolta non legata al prodotto in sé, è la scarsa attenzione da parte degli sviluppatori terzi verso questa periferica. Attenzione non sto dicendo che non ci siano contenuti per la VR: e da un lato Sony abbia fatto un egregio lavoro anche da quel punto di vista e ancora oggi continui a supportare la periferica facendo uscire sul mercato una serie di piccoli grandi gioielli; dall’altro gli sviluppatori terzi hanno mostrato davvero un risicato interessamento a riguardo. Anche in questo caso, spero che una versione aggiornata della periferica possa riaccendere un minimo l’interessamento di tanti e che piccole perle come AstroBot possano dare il giusto esempio di come realizzare in futuro un gioco per PlayStation VR.

Oggi la PlayStation VR la si trova con diversi bundle a seconda dei giochi / accessori presenti in confezione. Il prezzo per un set completo di VR, PlayStation Camera e VRWorlds si aggira sui 300 euro. Ricordo che la PlayStation VR non è utilizzabile senza una PlayStation 4, PS4 Slim o PS4 Pro. Inoltre resta compatibile anche con la neonata PlayStation 5, l’unica accortezza che dovrete tenere a mente è quella di richiedere a Sony un adattatore specifico necessario per collegarla, sempre che non la troviate già in confezione.

Se avete commenti o domande da fare sarò ben lieto di rispondervi. Ora vi saluto e vi rimando al prossimo articolo.

Stay tuned!

2 pensieri riguardo “PlayStation VR

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